Benvenuti, Felice Gimondi

ONORARE IL CLUB DEI MAGNIFICI SETTE È UN TRIBUTO ALLA STORIA DEL CICLISMO

L’omaggio ai “magnifici sette” che hanno conseguito almeno una vittoria in ognuna delle tre grandi corse a tappe nel corso della carriera, mira a valorizzare un’impresa di cui solitamente si realizza la portata solo dopo molti anni.

Nel mio caso, un unico campione ci era riuscito – Jacques Anquetil – prima che io potessi inserire il mio nome in questo ristretto e prestigiosissimo clubs cui appartengono soltanto sette corridori nella storia del ciclismo.

Paradossalmente, la grandezza di questa impresa è confermata anche dal fatto che sia rimasta inaccessibile ad alcuni straordinari pluri-vincitori di gare a tappe, uno tra tutti Miguel Indurain, e prima di lui addirittura Fausto Coppi. E’ anche vero che questo ha a che fare con il diverso modo di approcciare i grandi giri da parte delle differenti generazioni di atleti che si sono succedute.

Il dibattito nel ciclismo dei nostri giorni verte soprattutto sulla  possibilità di poter affrontare e vincere due grandi gare a tappe – in particolar modo Giro d’Italia e Tour de France – nella stessa stagione. Benché io non ci sia riuscito (andandoci molto vicino, qualche volta), posso testimoniare che non si tratta di un obiettivo inaccessibile, anche se richiede una programmazione della stagione decisamente focalizzata sulle grandi gare a tappe, mettendo il resto in sottordine. Una regola che è sempre valsa per tutti fuorché uno, mi riferisco ovviamente al mio amico Eddy Merckx.
Riuscire ad aggiudicarsi le tre grandi corse a tappe è invece un traguardo di prospettiva, che consegna un atleta alla storia. L’ultimo ad aver completato il “triplete”, giusto pochi mesi fa, è stato Chris Froome, con la conquista del Giro d’Italia. Lo stesso Froome pochi mesi prima (ma eravamo ancora nel 2017) aveva aggiunto la Vuelta alla sua collezione di quattro Tour de France. 
E’ dunque evidente che se la lista si allunga con nomi dell’ultima generazione (prima di Froome, c’era stato Vincenzo Nibali, che era seguito a Alberto Contador e Bernard Hinault) vuol dire che l’impresa è possibile, e forse possiamo compiacerci del fatto che il ciclismo stia tornando ad essere più umano, benchè programmato e troppo schiavo della tecnologia.
Dedicare questa edizione della nostra gara ai sette giganti del “grande slam” è un riconoscimento che prescinde da qualsiasi volontà di stabilire chi sia stato il più grande di tutti, anche perchè non credo ci sarebbero molti dubbi al riguardo: sarebbe sempre e comunque un plebiscito per Eddy Merckx
Apparteniamo tuttavia ad epoche troppo diverse per fare confronti. Quello che conta è aver mantenuto nel tempo la ricerca di un risultato storico come obbiettivo che dà un senso alla carriera. E questo vale in ugual misura per tutti e sette, come l’ “edizione speciale” della nostra Granfondo sta a dimostrare.

 

Felice Gimondi