Benvenuti, Felice Gimondi

Ma il rosa che andiamo cercando è molto di più…

E’ stata un’idea bella e suggestiva, nell’anno del centenario del Giro d’Italia, dedicare la nostra Granfondo ai momenti rosa della mia carriera. Un atto doveroso nei confronti della manifestazione ciclistica più amata nel nostro paese, ed una di quelle che io stesso ho più amato, certamente.

Al Giro d’Italia credo di aver dato moltissimo venendone adeguatamente ricambiato. Le tre vittorie nel palmares contrappuntano tre momenti diversi della carriera, pietre miliari di un racconto che ha cambiato la mia storia di corridore ed affascinato migliaia di sportivi.

Tuttavia, l’associazione d’idee tra la Granfondo che porta il mio nome e il Giro d’Italia mi intriga anche per altri motivi che hanno a che fare soprattutto, se non esclusivamente, con il colore che simboleggia questa manifestazione. Il rosa, appunto.

Rosa è il colore della vita che vorremmo, non sempre di quella che ci troviamo a vivere. Le brutture di questi anni rendono la nostra quotidianità spesso cupa, smorzando i toni delle speranze coltivate da ognuno di noi, soprattutto dai più giovani. Rosa dunque vuol essere dunque un sottofondo di ottimismo e di libertà. Due concetti che molto bene si annodano sul telaio di una bicicletta come strumento di amicizia e di civile convivenza.

Rosa è poi il colore delle donne, un tema che mi sta profondamente a cuore. Sarà perché vivo in una famiglia di donne, che amo e rispetto profondamente anche perché hanno contribuito a darmi gioia e serenità in ogni momento.

Le donne sono il centro della vita, con il loro orgoglio, il loro temperamento, il loro coraggio. Il rosa di questa ventunesima Granfondo va dunque ben oltre quello delle mie vittorie e dei cimeli che le perpetuano. Anche per questo auspico che l’edizione 2017 possa essere ricordata per un eclatante record di partecipazione femminile. Ogni giorno di più vedo donne in bicicletta, determinate nella ricerca della performance ma eleganti e quasi mai disposte a rinunciare alla loro femminilità, nemmeno quando scalano salite arcigne come il Selvino.

Spazio alle donne, dunque. E allora sì che potremo dire di aver vissuto una giornata di festa con tutto il rosa di questo mondo, non solo il mio.

 

Felice Gimondi

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